ANTROPOLOGIA DEL LAVORO: l’RLS non è solo una figura tecnica

Quando si parla di sicurezza sul lavoro, spesso si pensa subito a norme, DVR, DPI, procedure, corsi e controlli. Tutto questo è fondamentale. Ma la sicurezza sul lavoro nasce prima ancora che nella legge, nella natura stessa dell’uomo.

L’essere umano è un essere fragile, relazionale e sociale. Lavora insieme ad altri uomini. Vive in ambienti organizzati. Costruisce comunità produttive. Per questo motivo ogni azienda non è soltanto una macchina economica: è una comunità umana.

Dentro questa comunità emerge il ruolo del RLS — il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza — che non può essere compreso soltanto come “figura obbligatoria” prevista dal D.Lgs. 81/2008, ma come espressione antropologica di un bisogno umano fondamentale: il bisogno di tutela, ascolto, partecipazione e dignità nel lavoro.

 

  1. L’uomo al centro del lavoro

Il lavoro non è solamente produzione.

Il lavoro:

  • costruisce identità;
  • crea relazioni;
  • genera appartenenza;
  • produce fatica fisica e psicologica;
  • mette l’uomo davanti al rischio;
  • rivela il modo con cui una società guarda alla persona.

Ogni organizzazione aziendale tende naturalmente a concentrarsi:

  • sugli obiettivi,
  • sui numeri,
  • sulle scadenze,
  • sulla produttività.

Ma l’uomo non è una macchina.

Quando l’organizzazione dimentica la persona:

  • aumenta il rischio;
  • cresce il conflitto;
  • si sviluppa il malessere;
  • si diffonde la paura;
  • emergono infortuni e tensioni.

L’RLS nasce antropologicamente come “presidio umano” contro la disumanizzazione dell’organizzazione.

 

  1. Il significato umano della rappresentanza

L’essere umano ha bisogno di rappresentazione.

Nella storia:

  • il clan aveva gli anziani;
  • la città aveva i magistrati;
  • le corporazioni avevano i rappresentanti;
  • gli eserciti avevano i portavoce;
  • le comunità religiose avevano figure di mediazione.

Perché?

Perché l’uomo sente il bisogno che qualcuno:

  • raccolga il disagio collettivo;
  • dia voce ai problemi;
  • protegga i più deboli;
  • favorisca il dialogo;
  • impedisca l’arbitrio del potere.

In azienda l’RLS svolge questa funzione antropologica.

Non è semplicemente:

  • “quello che firma i verbali”;
  • “quello delle segnalazioni”;
  • “quello che fa i corsi”.

È una figura di equilibrio umano.

 

  1. L’RLS come ponte tra mondi diversi

In ogni azienda esistono naturalmente due tensioni:

  • la necessità produttiva;
  • la tutela della persona.

Se queste due dimensioni non dialogano:

  • il lavoratore percepisce abbandono;
  • il datore di lavoro percepisce ostilità;
  • il preposto percepisce pressione;
  • l’ambiente si irrigidisce.

L’RLS ha una funzione antropologica di mediazione.

È un ponte:

  • tra direzione e lavoratori;
  • tra organizzazione e persona;
  • tra procedura e realtà concreta;
  • tra rischio teorico e rischio vissuto.

Per questo l’RLS efficace non è mai soltanto “tecnico”.

Deve possedere:

  • credibilità morale;
  • capacità relazionale;
  • equilibrio;
  • intelligenza pratica;
  • capacità di ascolto;
  • senso di giustizia.

 

  1. La sicurezza nasce dalla fiducia

Una delle grandi illusioni moderne è pensare che la sicurezza nasca soltanto dalle procedure.

In realtà:

  • la sicurezza nasce dalla cultura;
  • la cultura nasce dalle relazioni;
  • le relazioni nascono dalla fiducia.

Se il lavoratore:

  • ha paura di parlare,
  • teme ritorsioni,
  • non si sente ascoltato,
  • vive distacco dalla direzione,

allora il rischio aumenta enormemente.

L’RLS crea fiducia organizzativa.

Quando il lavoratore vede che:

  • qualcuno ascolta i problemi;
  • le criticità possono emergere;
  • i near miss vengono analizzati;
  • i disagi vengono presi sul serio,

si sviluppa una cultura della prevenzione autentica.

 

  1. Il ruolo antropologico dell’ascolto

Molti infortuni sono preceduti da segnali.

Questi segnali spesso:

  • vengono ignorati;
  • non vengono comunicati;
  • non vengono ascoltati.

L’RLS è anzitutto un ascoltatore organizzativo.

Ascolta:

  • paure;
  • difficoltà;
  • anomalie operative;
  • stanchezza;
  • problemi relazionali;
  • stress;
  • rischi percepiti.

Questo è fondamentale perché l’uomo non vive il rischio solo tecnicamente.

Esiste:

  • il rischio reale;
  • il rischio percepito.

Un ambiente può essere tecnicamente conforme ma psicologicamente insicuro.

Ad esempio:

  • pressioni eccessive;
  • clima aggressivo;
  • paura dell’errore;
  • isolamento;
  • cattiva comunicazione.

L’RLS intercetta questi elementi umani invisibili.

 

  1. La dimensione etica dell’RLS

Ogni società si giudica dal modo in cui protegge le persone più esposte.

In azienda i soggetti più esposti sono spesso:

  • neoassunti;
  • giovani;
  • lavoratori fragili;
  • lavoratori stranieri;
  • lavoratori precari;
  • persone stanche o isolate.

L’RLS rappresenta una forma di responsabilità etica collettiva.

Dice implicitamente:

“La persona non può essere sacrificata alla sola logica produttiva.”

Per questo il ruolo dell’RLS ha una dimensione quasi “custodiale”.

Custodire significa:

  • vigilare;
  • prendersi cura;
  • prevenire;
  • proteggere la dignità umana nel lavoro.

 

  1. Il rischio della degenerazione del ruolo

L’RLS può però degenerare in due direzioni opposte.

  1. A) RLS burocratico

Quando:

  • firma senza partecipare;
  • non ascolta i lavoratori;
  • diventa passivo;
  • vive il ruolo come formalità.

In questo caso perde la sua funzione antropologica.

 

  1. B) RLS ideologico o conflittuale

Quando:

  • usa il ruolo per fare lotta politica;
  • alimenta scontri continui;
  • blocca ogni dialogo;
  • interpreta l’azienda come “nemico”.

Anche questo distrugge il senso autentico del ruolo.

L’RLS maturo non è né servile né ideologico.

Deve essere:

  • libero;
  • competente;
  • leale;
  • responsabile;
  • collaborativo ma autonomo.

 

  1. La partecipazione come forma evoluta di prevenzione

Il D.Lgs. 81/2008 riconosce il principio della partecipazione.

Questo non è casuale.

La prevenzione moderna non si basa più soltanto:

  • sul comando;
  • sul controllo;
  • sulla sorveglianza.

Si basa sulla corresponsabilità.

La sicurezza funziona davvero quando:

  • i lavoratori partecipano;
  • i preposti ascoltano;
  • il datore di lavoro coinvolge;
  • il SPP comunica;
  • l’RLS favorisce il dialogo.

L’azienda sicura è un organismo vivo.

Non un insieme di carte.

 

  1. L’RLS come indicatore della maturità aziendale

Il modo in cui un’azienda vive il rapporto con l’RLS rivela il suo livello culturale.

Un’azienda immatura:

  • teme l’RLS;
  • lo esclude;
  • comunica poco;
  • vive la sicurezza come costo.

Un’azienda matura:

  • coinvolge l’RLS;
  • valorizza le segnalazioni;
  • condivide le informazioni;
  • costruisce fiducia.

In questo senso l’RLS è uno “specchio antropologico” dell’organizzazione.

Rivela:

  • il rapporto col potere;
  • il valore attribuito alla persona;
  • il livello di civiltà organizzativa.

 

  1. Il vero significato umano dell’RLS

L’RLS rappresenta qualcosa di molto profondo.

Ricorda all’azienda che:

  • il lavoro è umano;
  • il rischio coinvolge persone reali;
  • la produttività non basta;
  • la sicurezza nasce dalla relazione;
  • la dignità della persona viene prima dell’organizzazione.

Per questo il vero RLS non è soltanto:

  • un rappresentante,
  • un tecnico,
  • un delegato,
  • un controllore.

È una figura di umanizzazione dell’impresa.

Dove l’RLS è autentico:

  • cresce il dialogo;
  • diminuisce la paura;
  • migliora la cultura organizzativa;
  • aumenta la prevenzione reale;
  • il lavoro torna ad essere una comunità umana e non soltanto un sistema produttivo.

 

Prof. Giancarlo Restivo, Segretario Generale Nazionale Sicurezza sul Lavoro

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